Che cos’è la Pelle?

La Pelle è il sacco che contiene e trattiene dentro di sé il buono e il pieno che l’allattamento, le cure, il “bagno” di parole vi hanno accumulato.
La Pelle è la superficie che demarca il limite con l’esterno e lo mantiene “fuori”.
È la barriera che protegge dall’avidità e dalle aggressioni altrui, siano esse da parte di esseri viventi od oggetti.
La pelle, contemporaneamente e almeno quanto la bocca, è un luogo e un mezzo primario di comunicazione con gli altri, con cui stabilire relazioni significative; essa è, in più, una superficie di iscrizione delle tracce lasciate da queste.

Anzieu D. (1985), L’Io-Pelle, Borla, Roma 1985.

Riflessioni personali su cosa sia la pelle e su come trattare il paziente dermatologico

Che la pelle, intesa nella sua accezione più comune e non solo anatomica, sia un elemento importante della vita di ogni essere umano è cosa risaputa.
Sconfinando per ora dai suoi significati anatomici e clinici, pensiamo a quante espressioni utilizziamo tutti i giorni quando più o meno consapevolmente citiamo la pelle “Non stare nella pelle”, “questione di pelle”, “sensazione di pelle”, “a pelle” “sotto pelle”, “salvare, rischiare o rimetterci la pelle”, “vender cara la pelle”, “nervi a fior di pelle”, “aver la pelle d’oca”, …
La pelle, con una superficie di circa due metri quadrati, non solo custodisce e protegge tutti gli apparati del corpo umano ma utilizzando un termine preso a prestito dalla tecnologia è anche da intendersi come un complesso organo “multi-funzione”, che regola molte attività fondamentali per la nostra vita come quella immunologico-secretoria, sensoriale, termoregolatrice, fotoprotettrice e non ultima quella relazionale.
La pelle è l’organo più intimamente correlato con la psiche. Questa stretta relazione trova una giustificazione scientifica nell’origine embrionale dal momento che dall’ectoderma, uno dei tre foglietti da cui si formano tutti i vari organi prima della nascita, prendono origine solo la pelle ed il sistema nervoso, confermando quindi un’affinità elettiva che trova poi svariate implicazioni fisiopatologiche e forse anche neuropatologiche. Al punto che la pelle, per traslato, diventa una sorta di chiave interpretativa che parla di noi stessi agli altri e che codifica la comunicazione delle emozioni. Quando ad esempio arrossiamo o sbianchiamo, quando sudiamo o rabbrividiamo attraverso la pelle possiamo manifestare le nostre emozioni ed intenzioni, nasconderle o tradirle nostro malgrado, palesando sentimenti o disturbi che parlano della nostra sfera più intima. Ma non solo: l’osservazione della pelle spesso ci consente di intuire l’età anagrafica e ed il grado di attenzione che fino a quel momento si voluto o potuto dedicarle.
Ed anche là dove riteniamo che la pelle non ci rappresenti più a causa dell’inesorabile passare del tempo o là dove pensiamo che la pelle e i suoi annessi (unghie e capelli) non sappiano tradurre a dovere la nostra personalità, andiamo a modificarli a nostro piacimento attraverso il trucco, i tatuaggi, le acconciature e le ricostruzioni ungueali. In questa accezione, la pelle è quindi da considerarsi lo “specchio dell’anima”.

Con queste premesse in alcuni casi per curare la pelle e i suoi annessi non ci si può limitare alla prescrizione di una terapia specifica in grado di guarire o di migliorare la patologia che ne ha alterato l’integrità o la funzionalità ma, se richiesto, si dovrebbe intervenire anche sulle componenti psicologico-emozionali che l’aspetto esteriore suscita nel Paziente. Così il nostro grande contenitore chiamato pelle potrà tornare ad essere una sorta di abito esclusivo da amare e nel quale potersi sentire finalmente bene o quanto meno meglio.